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8 marzo 2019: banchetti, incontri, iniziative

8 marzo 2019 a Ravenna

la nostra mimosa in fiore, puntuale, profumata, luminosa

Udi Ravenna è in via Cavour angolo via Barbiani con le mimose e materiale informativo dalla mattina. Vi aspettiamo numerose per iniziare bene la giornata.

8 marzo – le donne autrici di un simbolo – dal 1946 l’UDI con la mimosa colora ogni giorno

Con la Casa delle donne di Ravenna, Donne in nero, Linea Rosa, FMP – i motivi dello sciopero e la pedalata femminista antirazzista nei luoghi delle donne della città

L’8 marzo, in ogni continente, al grido di «Non Una di Meno!» sarà sciopero femminista globale delle donne. La Casa delle donne, Udi, Donne in nero, Linea Rosa, Femminile Maschile Plurale organizzano la pedalata femminista antirazzista nei luoghi delle donne della città. Il ritrovo è alle 14.30 alla Casa delle Donne in via Maggiore 120 per partire tutte insieme alle 15 con le nostre biciclette, e noi stesse, vestite di fucsia.

Il percorso toccherà il monumento dedicato alle donne vittime di femminicidio del nostro territorio (Piazzetta Serra), la sede di Linea Rosa (Via Mazzini 57/A), la casa delle donne richiedenti asili (Casa Maria Via Trieste 124) l’Università (Palazzo Corradini Via Mariani 5), per arrivare in Piazza del Popolo dove, alla postazione Non una di meno, si aprirà un confronto sui temi dello sciopero globale.

Chi non partecipa alla pedalata potrà restare nella postazione Non una di meno attiva in Piazza del Popolo dalle 14.30 in poi con materiale informativo.

PERCHE’ SCIOPERIAMO

Femminicidi. Stupri. Insulti. Molestie. Violenza domestica. Discriminazioni. Ostacoli per accedere all’aborto. Sottoccupazione e precarietà che diventano doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura delle donne non riconosciuto.

In particolare contestiamo il disegno di legge Pillon che attacca le donne strumentalizzando i figli; la legge Salvini che nega la libertà e l’autodeterminazione delle/dei migranti mentre legittima il razzismo; l’invenzione dell’ “ideologia del gender” che nega l’educazione sessuale e di genere nelle scuole; il finto reddito di cittadinanza, familistico, che ci costringe a restare povere e lavorare ad ogni condizione; la mancata estensione delle indennità di maternità e paternità.

Uno sciopero quindi contro la violenza sistemica che nega l’autodeterminazione delle donne e la libertà di scelta sui propri corpi e sulle proprie vite. Siamo le più istruite e le meno occupate e pagate, perciò vogliamo il giusto riconoscimento del nostro talento, vogliamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo la redistribuzione del carico di lavoro di cura, la libertà di andare ovunque senza paura, la libertà di muoverci e di restare con permesso di soggiorno europeo senza condizioni.

COME SCIOPERIAMO

Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Diamo allo sciopero nuova forza e significato.  Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze.  Con lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo blocchiamo ogni ambito in cui si riproduce violenza economica, psicologica e fisica sulle donne. Con lo sciopero dei e dai generi affermiamo la liberazione di tutte le soggettività. Con lo sciopero dei e dai consumi affermiamo la necessità di un cambio di sistema per un altro modo di vivere sulla terra, alternativo alla guerra, al colonialismo, allo sfruttamento delle persone, delle risorse e dei territori.

I NUMERI DELLA VIOLENZA DI GENERE            

L’8 marzo noi scioperiamo! In Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica e sessuale, ogni anno vengono uccise circa 200 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni di età. Un milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. Meno della metà delle donne adulte è impiegata nel mercato del lavoro ufficiale, la
discriminazione salariale va dal 20 al 40% a seconda delle professioni, un terzo delle lavoratrici lascia il lavoro a causa della maternità.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, negli ospedali, nelle scuole, dentro e fuori i confini. Le donne scioperano in tutto il mondo contro l’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberismo. Dal Brasile all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche, trans*, la difesa della famiglia tradizionale, gli attacchi alla libertà di abortire, vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e rom.

Patriarcato e razzismo sono armi di un’oppressione  e sfruttamento senza precedenti. Padri e padroni, governi e chiese, vogliono tutti «rimetterci a posto». Noi però al “nostro” posto non ci vogliamo stare e per questo l’8 marzo scioperiamo! Chiamiamo a chiunque rifiuti quest’alleanza di scioperare con noi l’8 marzo. (comunicato stampa inviato ai media dalla Casa delle donne di Ravenna)
Dicono di noi: http://www.ravennanotizie.it/articoli/2019/03/05/casa-delle-donne-di-ravenna-ecco-perch-l8-marzo-sar-sciopero-femminista-globale.html

una pedalata femminista anti-razzista

Infine, un comunicato stampa condiviso con Linea Rosa e Casa delle donne di Ravenna per chiedere giustizia

comunicato stampa inviato oggi 7 marzo alla stampa locale

BASTA CON RAPTUS E TEMPESTE EMOTIVE

ALIBI DI FEMMINICIDI

La sentenza della Corte di Assise d’appello di Bologna ha quasi dimezzato, da 30 a 16 anni, la pena per Michele Castaldo omicida reo confesso di Olga Mattei. Nella sentenza si concedono le attenuanti generiche anche perché l’uomo era in preda ad una “tempesta emotiva”.

Che cos’è una “tempesta emotiva e passionale”? L’abbiamo cercata nel codice penale, ma non l’abbiamo trovata.Vi abbiamo trovato, invece, che gli stati emotivi e passionali non escludono né riducono l’imputabilità (art.90c.p.).Vi abbiamo trovato che il perito del giudice non può neppure indagare la personalità, né il carattere, né le qualità psichiche dell’imputato, che non dipendano da cause patologiche, perché ininfluenti ai fini del  giudizio (art.220 c.p,p.). Vi abbiamo trovato che lo stato d’ira comporta una riduzione di pena solo se determinato dal fatto ingiusto altrui (art.62 n.2 c.p.)

Quanto vale la vita di una donna? Noi donne della Casa delle donne, di Linea Rosa e dell’Udi di Ravenna siamo stupite e indignate per questa sentenza. Ci opponiamo con forza ad una cultura sociale, politica e giuridica che giustifica la violenza maschile sulle donne in nome delle “passioni e del troppo amore”, nascondendo le dinamiche di potere e di controllo esercitate nei confronti delle donne.

Nel 2018 è stata uccisa una donna ogni 3 giorni: i femminicidi continuano ad essere una tragica conseguenza per le donne che vogliono liberarsi da relazioni soffocanti e violente. Ci uniamo alle donne bolognesi nel sostenere la Procura Generale di Bologna che farà ricorso in Cassazione contro la sentenza e continueremo a mobilitarci fino a quando non ci sarà una vera giustizia per tutte le donne.

Casa delle donne Linea Rosa Unione donne in Italia Ravenna 7 marzo 2019

Un lavoro di decenni che va rifatto

Ancora una breve pausa prima delle richieste degli altri legali delle parti civili ammesse al processo: Comune di Ravenna, Linea Rosa, Udi e associazione Dalla parte dei minori.

… L’avvocata Sonia Lama per l’Udi di Ravenna, sottolinea come quello del femminicidio sia un fenomeno ancora sottovalutato e come questa parola stenti ancora ad entrare a far parte del nostro quotidiano: “Per molti femminicidio è un termine cacofonico, dicono che c’è già la parola omicidio”. Tutto questo mentre purtroppo quello dei femminicidi è un fenomeno in crescita, “perché sono sempre di più le donne che decidono di autoderminarsi, ma ci sono ancora molti uomini che non sono in grado di accettare questa loro scelta”. “Nel 2016 – ricorda l’avvocata Lama – sono state uccise 116 donne. Giulia è una di queste donne, una di meno di noi. Giulia è stata uccisa perché non voleva essere più sotto il controllo del marito, aveva deciso di non vivere più quella vita che non gli andava più bene. È evidente che si tratta di un femminicidio” e il femminicidio di Giulia ha provocato un danno enorme all’Udi di Ravenna, associazione che ha profonde radici sul territorio e dalla storia lunga e importante, “perché vanifica un lavoro di decenni che va rifatto”. Sessantamila euro la richiesta dell’Unione Donne Italiane che chiede anche una provvisionale di 40.000 euro per finanziare la pubblicazione e la diffusione delle riflessioni della giornalista Carla Baroncelli pubblicate sulle pagine dell’Udi e della Casa delle donne dopo ogni udienza del processo e un progetto di formazione triennale sulla cultura di genere rivolto alle scuole. … 

Da http://www.ravennanotizie.it/articoli/2018/06/15/processo-cagnoni.-il-conto-salato-presentato-allimputato-ergastolo-e-4.150.000-euro-di-danni.html

L’avvocata di UDI Ravenna ha letto alcuni passi del libro di Loredana Lipperini e Michela Murgia “L’ho uccisa perchè l’amavo. Falso”. In particolare ha scelto di concludere con una lapidaria constatazione: Questa malattia letale presenta sintomi evidenti [e anche assai anomali]: ne soffrono gli uomini, ma a morirne sono le donne.

Sonia Lama, avvocata di UDI Ravenna Foto Zani